Agosto 25

Il corpo come manifestazione del Sacro

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Cos’è l’Uomo oggi, e dove sta andando? E’ una domanda che dobbiamo porci se vogliamo immaginare nuove vie per vivere sulla Terra. Nuove, non in senso assoluto, bensì in senso relativo, nuove perché ridiano dignità al nostro essere umani, che ci ridonino un centro e, grazie a questo centro permetterci di ricollocarci su questo pianeta.

Inquinamento, riscaldamento climatico, sfruttamento delle risorse, ecocidio, guerre.

Ma la Terra non ha bisogno di noi per salvarsi. Siamo noi a doverci salvare:

Due pianeti incrociano le loro orbite dopo milioni di anni.

-Ehi Terra, come stai? –

– Eh, non troppo bene, in verità! Sono afflitta da una fastidiosa infestazione di umani!-

– Eh dai, non crucciarti troppo! L’ho avuta anch’io per un po’, ma poi passa –

Guarire la nostra relazione con la Terra può avvenire solo guarendo noi stessi e le nostre relazioni.

“Relazione” significa: azione relata, è azione che crea legame, è qualcosa che muta che si ridefinisce costantemente.

E’ una prospettiva completamente diversa che vedere il mondo come un insieme di cose.

I Lakota parlano e pregano per tutte le relazioni, non per questa o quella persona e tantomeno per se stessi.

Bisogna rivedere tutte le proprie relazioni ricalibrandole sul Sacro.

Non si può pensare ad un corpo che sia scollegato dal Sacro.

Non si può parlare solo del Sacro ma bisogna “fare” il Sacro.

Se il Sacro, come sosteneva Mircea Eliade, è una struttura della mente, il Sacro è anche un “verbo”, un’azione che si perpetua e si attualizza costantemente.

Ecco allora che il mito, l’immaginario primordiale, si sostanzia e si riperpetua nel rito.

Presso i Lakota il rito sacro della capanna sudatoria viene definito con un termine che significa “fare la vita”.

Bisogna fare comunità, sperimentare l’umanità, sentire risuonare di nuovo dentro i nostri cuori la Poesia,

esplorare profondamente questa dimensione per un Uomo nuovo e una Nuova Umanità.

Guarire il corpo, si, ma in fondo si tratta di Guarire l’Anima, guarire le sue ferite, i suoi ottundimenti, le sue violazioni.

Per questo, in quanto sociologa, sento il bisogno di trasmettere un nuovo punto di vista sul mondo, una nuova welltanshauung, perché se non ricomponiamo la spaccatura tra sacro e profano non andiamo da nessuna parte e continuiamo ad alimentare una visione miope, fondata sull’ego che porta alla sensazione di solitudine e di separazione.

Coltivare la forza creativa e l’immaginario per una strategia della conoscenza rivelata a contatto con il mondo dello spirito che riconosce i “sensi” della Grazia, della Benedizione, della Bellezza, della Gratitudine.

Una rivoluzione verso lo studio del Vivente che non può prescindere dal contatto con il corpo, ma che aiuta a ridefinirlo, nella sua sacralità.

Un contatto con i Grandi pensatori del passato, entrare in contatto profondo con la loro visione e le loro conoscenza, facendo uscire la filosofia,  dalle cattedre e portarla del quotidiano.

Ma anche lo studio delle culture ancestrali, il loro rapporto con l’esistenza, con il Mistero.

E poi uno sguardo dentro di noi, nel nostro sentire più profondo alla ricerca del Vero, alla ricerca del nostro sentire ancestrale.

Un training di rigenerazione integrale, un balsamo per la nostra anima, una riscoperta della nostra umanità; strumenti pratici per agire nel mondo, con spirito di servizio, cercando buone relazioni, facendo comunità.

Alla base di tutto c’è l’empatia, come strumento per tendere verso l’altro e per sentire unità.

Tecniche di unione, o meglio, tecniche di relazione che non possono prescindere dal senso di unione.

Diviene quindi importante la comunicazione, la linguistica…

Perché occorre destrutturare per liberarsi dai condizionamenti, ma poi occorre ricostruire perché la natura aborrisce il vuoto.

 Un grande progetto per ricostruire il senso della comunità

Verso un nuovo umanesimo che è in realtà ritrovare la propria essenza, un tornare a casa.


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